Inter-Napoli 3-2, i numeri da 1 a 10

I numeri di Inter Napoli

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Handanovic
Samir Handanovic ph: Fornelli/Keypress

L’Inter vince contro la capolista Napoli per 32, una partita sofferta e meritata; la squadra di Inzaghi era stata chiamata al banco degli imputati per gli scontri diretti non ancora vinti e risponde con una prova di forza oltre le proprie energie.

Andiamo così a riassumere la partita di San Siro con 10 numeri:

  1. Samir Handanovic, colui che nei big match si fa sentire, con un po’ di fortuna e con un po’ di istinto, al 90‘, para il tiro di Mario Rui destinato alla porta, poi prega e stringe i denti fino alla fine, ed esulta alla parabola altissima di Mertens a pochi secondi dalla fine; sui gol non può nulla, due bellissimi gol d’autore che hanno ammutolito il Meazza per qualche istante.
  2. Come le partite da titolare di Andrea Ranocchia, contro una passiva Udinese e contro un decisamente più offensivo Napoli, era chiamato a sostenere e fermare le avanzate di Osimhen, il primo marcatore dei partenopei e primo riferimento offensivo, contiene Osimhen, fa valere la sua esperienza e i suoi centimetri, dopo la sostituzione del nigeriano completa il lavoro pure su Petagna, simbolo di sicurezza laddove non potesse arrivarci De Vrij. Amministra anche in fase d’impostazione con una calma invidiabile, prestazione decisamente sufficiente.
  3. Come i gol segnati dai nerazzurri, ma non solo, l’Inter è prima anche nelle speciali classifiche per: gol fatti (32), cross effettuati (93), numero di assist completati (22) e tiri nello specchio della porta (74); esempio di cambio di registro rispetto alla solidità difensiva che era propriamente nello status quo dell’Inter di Antonio Conte; con questa offensività salgono anche le prestazioni dei singoli, con un rinnovato Perisic, con un galvanizzato e utile Barella, con un Edin Dzeko più decisivo, con un attacco più imprevedibile e con una difesa più adatta negli uno contro uno.
  4. I punti dal primo posto, dalla vetta della classifica, quella che l’anno scorso ci è appartenuta e quella che quest’anno, con più sudore e più fatica, vorrà riconfermare, battere la prima classifica non vuol dire solo accorciare il gap, vuol dire anche darsi una carica per affrontare le altre sfide che verranno, una spinta morale per affrontare al meglio la Champions League e concentrarsi sul campionato, con l’ultimo affascinante big match all’orizzonte contro la Roma di Josè Mourinho.
  5. Come Perisic e Darmian, i nostri quinti del centrocampo, grandissima prestazione del croato condita anche dal pregevole gol sugli sviluppi di calcio d’angolo e ottima performance anche per Matteo Darmian, che sta lentamente prendendo piede nello scacchiere di Inzaghi e sta vincendo, contro qualsiasi pronostico, il ballottaggio con Denzel Dumfries, e intanto il C.T. Mancini osserva…
  6. Come i rigori a favore in questo campionato, di cui 4 mandati a segno, dove chiaramente pesano gli errori di Lautaro nel derby e di Dimarco nel big match contro l’Atalanta; ma dopo il rigore di Calhanoglu (esecuzione perfetta!) possiamo finalmente stabilire le gerarchie dei rigoristi, con il turco primo designato dagli 11 metri. L’ultimo battitore che manca nella lista è Ivan Perisic che ha calciato il rigore nella sconfitta dell’Olimpico, ma che ha il 100% di rigori segnati da quando è all’Inter.
  7. I risultati utili consecutivi da post Lazio-Inter, tra Champions League e Serie A l’Inter, dopo il passo falso con i biancocelesti, ha ottenuto 5 vittorie e 2 pareggi, simbolo di maturità post-sconfitta e ottimo segno come capacità di rialzarsi dopo una brutta caduta.
  8. Come i contrasti vinti da Milan Skriniar, sia a terra che aereo, oramai collaudato nella difesa a 3 dopo qualche singhiozzo nel primo anno di Conte, domina con il fisico, proteggendo il pallone e scaricandolo con dei passaggi in mezzo al campo o sugli esterni designati e si dimostra anche un grande realizzatore con già due gol all’attivo.
  9. Come i gol di testa in questa stagione, un altro primo posto in questa particolare classifica, con il gol di Perisic che allunga il divario sulle altre inseguitrici.
  10. Come Lautaro Martinez, che finalmente si è sbloccato dopo quasi 2 mesi di digiuno e lo fa con una rasoiata all’angolino, per un gol di pregevole fattura. Pure 2 anni fa aveva interrotto la sua striscia negativa senza marcature con un gol contro il Napoli, diversa però la reazione, 2 anni fa, stizzito, fece il gesto della gente che parla, con le critiche che gli erano piombate sui piedi e sembrava volesse quasi mollare le redini; invece ieri sera ha dimostrato anche un bel grado di maturità chiedendo scusa ai tifosi per gli errori commessi, ricucendo il rapporto con la tifoseria, che l’ha prontamente perdonato. Un’altra osservazione che si può evincere dalla partita di ieri sera è la agevole adattabilità col suo compagno di reparto, sia Correa sia Dzeko, due attaccanti decisamente diversi, caratterizzando quindi la capacità di essere un camaleonte in base all’attaccante con cui deve collaborare.
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